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		<title>Sen Pastore relatore su ddl 2243-ter. Discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge: (2243-ter) Delega al Governo per l&#8217;emanazione della Carta dei doveri delle amministrazioni pubbliche</title>
		<link>http://andreapastore.wordpress.com/2011/10/27/sen-pastore-relatore-su-ddl-2243-ter-discussione-e-approvazione-con-modificazioni-del-disegno-di-legge-2243-ter-delega-al-governo-per-lemanazione-della-carta-dei-doveri-delle-amministrazioni-p/</link>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 09:48:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andreapastore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Legislatura 16º &#8211; Aula &#8211; Resoconto stenografico della seduta n. 630 del 25/10/2011 &#160; RESOCONTO STENOGRAFICO &#160; Presidenza del vice presidente CHITI &#160; &#160; Discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge: (2243-ter) Delega al Governo per l&#8217;emanazione della Carta dei doveri delle amministrazioni pubbliche (Risultante dallo stralcio, deliberato dall&#8217;Assemblea il 28 giugno 2011, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreapastore.wordpress.com&amp;blog=11457834&amp;post=340&amp;subd=andreapastore&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Legislatura 16º &#8211; Aula &#8211; Resoconto stenografico della seduta n. 630 del 25/10/2011</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><strong>RESOCONTO STENOGRAFICO</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><strong><a title="Il link apre una nuova finestra" href="http://www.senato.intranet/loc/link.asp?leg=16&amp;tipodoc=sanasen&amp;id=16924">Presidenza del vice presidente CHITI </a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge:</strong></p>
<p><a title="Il link apre una nuova finestra" href="http://www.senato.intranet/loc/link.asp?leg=16&amp;tipodoc=sddliter&amp;id=37084"><strong>(2243-<em>ter</em>)</strong></a> <strong><em>Delega al Governo per l&#8217;emanazione della Carta dei doveri delle amministrazioni pubbliche</em></strong> <em>(Risultante dallo stralcio, deliberato dall&#8217;Assemblea il 28 giugno 2011, degli articoli 41 e 42 del disegno di legge n. 2243, d&#8217;iniziativa governativa) (Collegato alla manovra finanziaria) (Votazione finale qualificata ai sensi dell&#8217;articolo 120, comma 3, del Regolamento)</em><strong>(ore 17,11)</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="Il link apre una nuova finestra" href="http://www.senato.intranet/loc/link.asp?leg=16&amp;tipodoc=sanasen&amp;id=16924">PRESIDENTE</a>. L&#8217;ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2243-<em>ter</em>, risultante dallo stralcio, deliberato dall&#8217;Assemblea il 28 giugno 2011, degli articoli 41 e 42 del disegno di legge n. 2243, d&#8217;iniziativa governativa.</p>
<p>La relazione è stata già stampata e distribuita. Chiedo al relatore se intende integrarla.</p>
<p><a title="Il link apre una nuova finestra" href="http://www.senato.intranet/loc/link.asp?leg=16&amp;tipodoc=sanasen&amp;id=3917">PASTORE</a>, <em>relatore</em>. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, il provvedimento oggi al nostro esame ha un&#8217;importanza di cui non possiamo non tener conto, benché l<em>&#8216;iter</em> parlamentare sia stato piuttosto altalenante, ma non controverso nel merito.</p>
<p>La Carta dei doveri delle amministrazioni pubbliche faceva parte di un più ampio testo che raccoglieva in sé le norme sulla semplificazione e una delega al Governo per redigere quello che potremmo definire il codice del diritto amministrativo, che sarebbe poi il primo codice del diritto amministrativo conosciuto nel nostro ordinamento, e che quantomeno per questa parte ha avuto attuazione con la definitiva approvazione della delega da parte della Camera dei deputati.</p>
<p>La Carta dei doveri della pubblica amministrazione è stata stralciata dal più ampio testo (Atto Senato n. 2243) che, come è stato comunicato nello <em>speech</em> della Presidenza, rappresenta un collegato alla manovra finanziaria, e quindi ha goduto e gode di un percorso particolare, che tutti noi ben conosciamo. L&#8217;ha conservato anche per questa parte che oggi approda in Aula dopo ben un anno e mezzo circa di permanenza nella Commissione di merito del Senato, non per responsabilità della Commissione ma soprattutto perché la parte relativa alle semplificazioni, che ancora è in 1<sup>a</sup> Commissione, e che fa parte di un altro provvedimento, anch&#8217;esso stralciato, è stata &#8211; lo dico in termine bonario e in maniera simpatica &#8211; saccheggiata da provvedimenti di urgenza emanati dal Governo, cioè più decreti-legge che hanno preso alcune parti che avevano trovato un consenso espresso in modo positivo già dalla Camera dei deputati, non controverso nella Commissione qui in Senato, e quindi facilmente recepibile in un testo che aveva necessità di entrare in vigore con immediatezza. È rimasto quindi in Commissione affari costituzionali questo spezzone della semplificazione e il testo della Carta dei doveri.</p>
<p>Si tratta di un testo della cui importanza non possiamo non tenere conto, perché completa quel percorso al quale accennavo prima della redazione di un codice di diritto amministrativo, e rappresenta la quarta gamba del tavolo «codice di diritto amministrativo». Le prime tre gambe per le quali la delega è già stata concessa in via definitiva sono rappresentate dalla legislazione in materia di procedimento amministrativo, dalle norme in materia di documentazione amministrativa e da quelle in materia di lavoro nella pubblica amministrazione.</p>
<p>La quarta gamba è questa e riguarda la disciplina dei comportamenti che le pubbliche amministrazioni devono tenere per regolare, per guidare, per tessere questa tela complessa che poi si traduce in atti amministrativi per i quali i cittadini hanno aspettative e possono ricevere benefici o danni, a seconda delle circostanze.</p>
<p>Questa volontà di codificazione già si è attuata compiutamente in tema di giustizia amministrativa: oggi possediamo un codice della giustizia amministrativa, il cui percorso di redazione viene da lontano, da almeno due legislature, si è completato in questa legislatura, e adesso è già in una fase di ritocchi e di riordini, così come prevedeva la delega. La stessa cosa si sta facendo per il codice di diritto amministrativo.</p>
<p>Il provvedimento che ci viene dalla Camera è stato, io credo, migliorato, anche in maniera significativa, dal Senato, grazie al contributo di tutti i componenti della Commissione, in particolare dei Gruppi di opposizione, che hanno dato indicazioni che sono state valutate e tradotte in un articolato che ha trovato il consenso unanime da parte della Commissione.</p>
<p>In particolare il testo, rispetto a quello della Camera, contiene una normativa sulle consultazioni delle associazioni e degli enti che rappresentano interessi diffusi (cosa che mancava nel testo Camera) e un approfondimento della tematica della trasparenza, perché oggi la trasparenza è veramente il cavallo di battaglia di chi vuole un&#8217;amministrazione non solo efficiente ma anche sana e corretta. Inoltre riceve alcune significative novelle per quanto riguarda il sistema dei controlli e il sistema dell&#8217;interpello.</p>
<p>In materia di controlli vi sono norme qui e là sparse. Ricordo che già la dichiarazione d&#8217;urgenza di questi ultimi mesi ha previsto un alleggerimento e una riorganizzazione nei confronti delle piccole imprese; adesso con questa delega prevediamo una riorganizzazione, un alleggerimento in senso positivo dei controlli per quanto riguarda tutto il sistema delle imprese, in modo che l&#8217;amministrazione sappia dialogare con l&#8217;imprenditore, con il cittadino, e possa gravare il meno possibile sulla vita quotidiana, la vita di lavoro dei nostri cittadini, creando l&#8217;intralcio minore possibile con le presenze necessarie che spesso l&#8217;amministrazione deve realizzare per poter svolgere il proprio compito di controllo.</p>
<p>Un&#8217;altra norma che mi sento di definire di importanza notevole, introdotta in Commissione, è quella che riguarda l&#8217;estensione del diritto di interpello a tutta l&#8217;ampia gamma dell&#8217;attività amministrativa. I colleghi sanno che l&#8217;interpello ha rappresentato per il nostro sistema giuridico una novità assoluta perché consente di costruire una sorta di percorso e di giurisprudenza amministrativa prima che il cittadino si avventuri in alcune procedure. L&#8217;interpello però è limitato all&#8217;attività fiscale, tributaria, e non è esteso ad altre branche dell&#8217;amministrazione.</p>
<p>Certo, ci vorrà una grande pazienza perché l&#8217;interpello possa essere esteso a tutte le attività della pubblica amministrazione, ma credo che con questa delega e con un&#8217;applicazione necessariamente graduale del modello di interpello si potrà veramente realizzare quella certezza del diritto che sta non solo nelle leggi (o dovrebbe stare nelle leggi) e nei regolamenti, ma anche nell&#8217;attività quotidiana della pubblica amministrazione che si confronta appunto quotidianamente con i cittadini e le imprese.</p>
<p>Per quanto riguarda il prosieguo, alcuni emendamenti presentati dal sottoscritto cercano di risolvere vari problemi di carattere più che altro formale (quindi non incidono più di tanto sul contenuto sostanziale del provvedimento come emendato dalla Commissione), che illustrerò in sede di esame degli articoli.</p>
<p>PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.</p>
<p>Ha facoltà di parlare il relatore.</p>
<p><a title="Il link apre una nuova finestra" href="http://www.senato.intranet/loc/link.asp?leg=16&amp;tipodoc=sanasen&amp;id=3917">PASTORE</a>, <em>relatore</em>. Signor Presidente, mi soffermo brevemente su alcune questioni poste dai colleghi che sono intervenuti, che ringrazio per il contributo, anche critico e giustamente critico, che hanno dato sia in Commissione che adesso in Aula.</p>
<p>Parlo di questo provvedimento come della quarta gamba del tavolo che dovrebbe costituire il codice del diritto amministrativo. Voglio altresì far presente ai colleghi che questo provvedimento cade in un sistema normativo in bianco, nel senso che non vi sono precedenti in tal senso: è una novità assoluta quella di individuare il modo di comportarsi dei pubblici dipendenti nell&#8217;espletamento dell&#8217;attività pubblica, e dunque una pagina bianca che va scritta con termini più ampi. Come è noto, però, un tavolo può stare in piedi anche su tre gambe, rappresentate in questo caso dal riordino della legislazione già esistente sul procedimento amministrativo, sulla documentazione amministrativa e sul lavoro pubblico.</p>
<p>Detto ciò a titolo di precisazione, anche perché in Commissione la maggioranza ha preferito prolungare i termini della delega da sei, come previsto, a 12 mesi, voglio svolgere una sola riflessione su un tema che credo stia a cuore a tutti. Mi riferisco al tema dell&#8217;attuazione di questi provvedimenti. Ho accolto con grande favore l&#8217;approvazione, prima da parte della Commissione bilancio e poi da parte dell&#8217;Aula, della norma sulla <em>spending review</em>, essendo chiaro che una normativa del genere comporta la verifica degli effetti economici, e non solo dei provvedimenti che adottiamo.</p>
<p>Presidente, il limite che noi riscontriamo rispetto a questi provvedimenti è che spesso si modificano le leggi, si modificano i regolamenti, ma poi l&#8217;attuazione pratica delle semplificazioni incontra difficoltà insormontabili, perché la legge può essere poco chiara, rimane qualche norma appesa, senza sapere se sia ancora in vigore o no, manca l&#8217;abitudine mentale del pubblico dipendente a vedersi passare sotto il naso dei procedimenti senza svolgere quel ruolo che aveva certamente una funzione di controllo, ma anche una funzione di ritardo, che fino a quel momento aveva svolto.</p>
<p>Voglio ricordare ai colleghi che la prima grande riforma di semplificazione della pubblica amministrazione risale alla legge n. 15 del 1968, che fu salutata con grande favore, ma che ha dovuto attendere trent&#8217;anni &#8211; ripeto trent&#8217;anni &#8211; per essere attuata a colpi di accetta da un Ministro, del quale vanno riconosciuti l&#8217;impegno e la professionalità che ha saputo dispiegare (mi riferisco al ministro Bassanini), che ha capito che senza accetta non si potevano tagliare quelli che vengono definiti i lacci e i lacciuoli che il settore privato incontra quando ha a che fare con la pubblica amministrazione.</p>
<p>Ci sono voluti trent&#8217;anni; questo percorso ha avuto un seguito continuo, senza interruzioni fino ad oggi, e credo sia giunto il momento, dopo aver redatto questo codice (ma comunque anche prima), di verificare la ricaduta pratica della normativa di semplificazione sui comportamenti della pubblica amministrazione. Solo dopo questa verifica potremo dire se queste politiche quarantennali hanno avuto successo. Credo di sì, perché è facile per chi è invischiato nelle difficoltà e nelle pastoie burocratiche non ricordarsi di quello che accadeva una volta, magari uno o sei mesi prima o due anni prima dell&#8217;intervento amministrativo di semplificazione; è facile dimenticarsi di quanto avveniva in passato. Noi però dobbiamo fare molto di più, e soprattutto fare un esame interno all&#8217;attuazione di tutti questi provvedimenti, altrimenti rimangono <em>flatus vocis</em> e quindi non producono quei benefici che noi tutti vorremmo avessero, a prescindere dalle diverse collocazioni politiche.</p>
<p><a title="Il link apre una nuova finestra" href="http://www.senato.intranet/loc/link.asp?leg=16&amp;tipodoc=sanasen&amp;id=16924">PRESIDENTE</a>. Passiamo all&#8217;esame degli ordini del giorno, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.</p>
<p><a title="Il link apre una nuova finestra" href="http://www.senato.intranet/loc/link.asp?leg=16&amp;tipodoc=sanasen&amp;id=3917">PASTORE</a>, <em>relatore</em>. Signor Presidente, sul primo ordine del giorno, il G100, il parere è favorevole; per un fatto di evidenza, però, chiedo di depennare il capoverso critico, ossia il terzo delle motivazioni, nel quale si afferma che il Governo avrebbe trascurato la compiuta digitalizzazione dell&#8217;attività amministrativa, perché è chiaro che l&#8217;Esecutivo non potrà accogliere una formulazione così critica.</p>
<p>Con il contenuto, invece &#8211; mi rivolgo ai senatori del Gruppo dell&#8217;Italia dei Valori &#8211; sono personalmente d&#8217;accordo e so che anche il Governo lo è, perché la fatturazione elettronica rappresenta già un punto fermo della legislazione di questa legislatura, anche se chiaramente vi sono alcune difficoltà, soprattutto per il mondo dei piccoli operatori economici, mentre per quelli medi e grandi (siano imprenditori o lavoratori autonomi) il problema è molto relativo. È da apprezzare la fatturazione elettronica, perché tra l&#8217;altro l&#8217;elettronica consente di avere una certezza dei fatti tradotti in <em>bit</em> nei nostri <em>computer</em> che il foglio cartaceo spesso non ha. In questo modo, pertanto, non solo la maggior speditezza e la migliore interlocuzione con la pubblica amministrazione rappresentano un risultato oggettivo e proprio della fatturazione elettronica, ma va considerata, non dico l&#8217;impossibilità, ma comunque l&#8217;estrema difficoltà di alterare i dati una volta immessi nelle memorie dei <em>computer</em> con le procedure di garanzia, procedura che diventano ancor più garantiste quando i dati vengono messi in rete, cosa che li rende immodificabili. Vi è quindi il mio pieno accordo, fatta salva quella riformulazione.</p>
<p>Sul G101 esprimo parere favorevole: si tratta di un testo diretto a regolamentare con maggior ampiezza e valorizzare l&#8217;operatività delle centrali di acquisto territoriale. Questo è anche un passo ulteriore per rendere più trasparente e meglio verificabile l&#8217;attività della pubblica amministrazione, tra l&#8217;altro quando si pone in situazioni facilmente manipolabili, mentre vorremmo invece che fosse sempre ispirata alla correttezza e alla trasparenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="Il link apre una nuova finestra" href="http://www.senato.intranet/loc/link.asp?leg=16&amp;tipodoc=sanasen&amp;id=16924">PRESIDENTE</a>. Essendo stati accolti del Governo, gli ordini del giorno G100 (testo 2) e G101 non verranno posti ai voti.</p>
<p>Procediamo all&#8217;esame degli articoli, nel testo proposto dalla Commissione.</p>
<p>Passiamo all&#8217;esame dell&#8217;articolo 1, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.</p>
<p><a title="Il link apre una nuova finestra" href="http://www.senato.intranet/loc/link.asp?leg=16&amp;tipodoc=sanasen&amp;id=3917">PASTORE</a>, <em>relatore</em>. Signor Presidente, l&#8217;emendamento 1.151 è apparentemente innocuo, perché sostituisce, al comma 1 dell&#8217;articolo 1, le parole «dei cittadini e delle imprese», con le parole «di cittadini e imprese»; spiego il perché di tale proposta e in questo modo spiego anche il perché del successivo emendamento 2.150.</p>
<p>Questo provvedimento contiene una delega nuova come contenuto, perché finora nel nostro sistema non esisteva un modello comportamentale, se non quello sparso in varie sedi della pubblica amministrazione quando la stessa si interfaccia con la cosiddetta utenza. Naturalmente, questi comportamenti attengono a qualsiasi tipologia di provvedimento, che quindi può avere come destinatario un cittadino, uno straniero, un imprenditore, un lavoratore dipendente, chiunque in quel momento si trova ad avere una relazione con la pubblica amministrazione.</p>
<p>Nella delega la Camera ha usato alcune volte la formula «cittadini e imprese», proprio per allargare l&#8217;area di applicazione del provvedimento; in altri casi è stato lasciato invece lasciato soltanto il termine cittadini. In Commissione abbiamo generalizzato la formula in «cittadini e imprese». Ma, come già ho avuto modo di far presente in Commissione, in realtà, anche la formula «cittadini e imprese», più ampia rispetto alla formula cittadini, è di per sé insufficiente, come chiunque riflettendoci un attimo può rilevare. È stato allora presentato questo emendamento e in particolare l&#8217;emendamento 2.150, con cui si è cercato di far comprendere che i decreti delegati che saranno prodotti dal Governo avranno per riferimento tutti gli utenti che avranno relazioni con la pubblica amministrazione, che poi saranno, come ho detto all&#8217;inizio, diversamente qualificabili a seconda del concreto provvedimento che viene richiesto e che deve essere emanato dalla pubblica amministrazione.</p>
<p>Quindi, diciamo che è una formula di <em>drafting</em>, la quale può però evitare che il Governo si trovi in difficoltà allorquando dovesse emanare la legge delegata che può avere per riferimento soggetti che non siano cittadini, né imprese. Come tutti possono rilevare, questa è una cosa che può accadere.</p>
<p>Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunciarsi sugli emendamenti in esame.</p>
<p><a title="Il link apre una nuova finestra" href="http://www.senato.intranet/loc/link.asp?leg=16&amp;tipodoc=sanasen&amp;id=3917">PASTORE</a>, <em>relatore</em>. Il parere sull&#8217;emendamento 1.150 è contrario, in quanto tende a ripristinare il termine presente nel testo licenziato dalla Camera. In Commissione abbiamo previsto dodici mesi non per rendere la procedura infinita, ma perché la Carta dei doveri delle amministrazioni pubbliche rappresenta un terreno tutto da arare e da seminare, anche se immagino che il Governo abbia già molte idee in proposito. È quindi opportuno che il termine non sia così stretto. Ad ogni modo, credo che il Governo, proprio perché vuole redigere tale codice, farà in modo che &#8211; bene o male &#8211; queste deleghe viaggino quasi di pari passo.</p>
<p>Passiamo all&#8217;esame dell&#8217;articolo 2, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.</p>
<p><a title="Il link apre una nuova finestra" href="http://www.senato.intranet/loc/link.asp?leg=16&amp;tipodoc=sanasen&amp;id=3917">PASTORE</a>, <em>relatore</em>. Signor Presidente, l&#8217;emendamento 2.150, che ho illustrato precedentemente, riguarda la questione dell&#8217;estensione della normativa a tutti.</p>
<p>L&#8217;emendamento 2.151 riscrive, unificandole, le due lettere finali del comma 1, le lettere <em>u)</em> e <em>v)</em>, che riguardano l&#8217;organizzazione e la semplificazione dei controlli. Poiché nel testo licenziato dalla Commissione sono emerse delle sovrapposizioni, si è preferito unificare la norma in una sola lettera con l&#8217;accorgimento di inserire qualche breve inciso che era presente nel testo precedente ma non in quello successivo.</p>
<p>Voglio anche far presente che, siccome in materia di semplificazione dei controlli vi sono dei provvedimenti già approvati, si è avuta la cura di mantenere vive quelle norme ove siano più favorevoli alle imprese, di modo che non ci sia un accavallamento della normativa con quella precedente, che magari è già in corso di attuazione, e che però riguarda un mondo particolare di soggetti che hanno a che fare con i controlli della pubblica amministrazione. Quindi, si fa salva la legislazione più favorevole esistente e si dà al Governo la delega per definire una normativa più complessiva che riguardi tutte le imprese.</p>
<p>Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.</p>
<p><a title="Il link apre una nuova finestra" href="http://www.senato.intranet/loc/link.asp?leg=16&amp;tipodoc=sanasen&amp;id=3917">PASTORE</a>, <em>relatore</em>. Signor Presidente, con riguardo all&#8217;emendamento 2.500 invito al ritiro, perché mi sembra eccessiva l&#8217;esenzione dai controlli di qualsiasi tipo.</p>
<p>Quanto all&#8217;emendamento 2.170, è &#8211; se non erro &#8211; sostanzialmente identico all&#8217;emendamento 2.156. Preciso comunque che per tale ultimo emendamento è stata presentata una riformulazione &#8220;leggera&#8221;, che consegno agli uffici che prevede una modifica al testo di sostanziale <em>drafting</em>.</p>
<p>Esprimo poi parere contrario agli emendamenti 2.9 e 2.10 (testo corretto), perché ritengo eccessivo il diritto di accesso ai documenti della pubblica amministrazione in essi previsto. Ritengo inoltre ultroneo l&#8217;emendamento 2.152: invito pertanto al ritiro, altrimenti il parere è contrario. Anche con riguardo all&#8217;emendamento 2.13 (testo corretto) invito al ritiro, perché alcune valutazioni sono già previste, mentre la valutazione civica in esso proposta è un po&#8217; fuori contesto. Si tratta di un istituto non presente nel nostro ordinamento che creerebbe problemi di attuazione.</p>
<p>Invito poi i presentatori a ritirare l&#8217;emendamento 2.14 (testo corretto), altrimenti il parere è contrario. Anche qui, la disposizione mi sembra eccessiva.</p>
<p>Con riguardo all&#8217;emendamento 2.16 (testo corretto), voglio far presente che la normativa sulla trasparenza è stata già riscritta nel testo licenziato dalla Commissione. Pertanto ritengo l&#8217;emendamento politicamente assorbito, anche se formalmente non lo è. Formulo quindi un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;emendamento 2.153, se verrà approvato l&#8217;emendamento 2.151 risulterebbe precluso; tuttavia, mentre quanto riferito al comma 1 mi sembra una ripetizione che appesantisce il testo, sulla seconda parte il relatore sarebbe d&#8217;accordo, nel senso di aggiungere, dopo la parola «proporzionalità», le parole «ed efficacia».</p>
<p>Per l&#8217;emendamento 2.154 si propone una riformulazione che recepisce sostanzialmente l&#8217;indicazione del collega Pardi e degli altri firmatari.</p>
<p>L&#8217;emendamento esprime la necessità di distinguere gli interventi e i controlli a seconda del tipo di attività e della dimensione dell&#8217;impresa. Nell&#8217;emendamento si parla di tipologia e di categoria. La proposta di riformulazione, che è stata considerata anche dal collega Pardi, appare più aderente alla realtà, in quanto distingue la tipologia dei controlli sulla base dell&#8217;attività svolta e della dimensione propria dell&#8217;impresa di cui si tratta, per evitare che tutte le imprese vengano considerate allo stesso modo.</p>
<p>Con riferimento all&#8217;emendamento 2.155, la formula «leale collaborazione» è una formula costituzionale. Capisco però l&#8217;esigenza di ribadirla. Quindi, propongo di aggiungere alle parole «collaborazione amichevole» anche le altre: «e leale». Se i presentatori non sono disposti ad accettare questa riformulazione, preferisco mantenere la formula «collaborazione amichevole» che rappresenta una specie di aspirazione utopica che, magari, prima o poi diventerà realtà.</p>
<p>Infine, esprimo parere contrario all&#8217;emendamento 2.17, anche se potrebbe rappresentare un rimedio all&#8217;inattività, all&#8217;inerzia dei Ministri. Nel nostro sistema costituzionale, però, non è il Primo ministro che nomina i Ministri, ma è il Presidente del Consiglio che propone i Ministri, i quali poi vengono nominati dal Presidente della Repubblica. Pertanto, non si può accavallare o sostituire la funzione del Presidente del Consiglio con quella dei Ministri. Pertanto, esprimo parere contrario, anche se mi rendo conto che ai fini dell&#8217;efficienza sarebbe una soluzione utile, magari quando avremo approvato un altro modello costituzionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/andreapastore.wordpress.com/340/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/andreapastore.wordpress.com/340/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/andreapastore.wordpress.com/340/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/andreapastore.wordpress.com/340/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/andreapastore.wordpress.com/340/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/andreapastore.wordpress.com/340/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/andreapastore.wordpress.com/340/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/andreapastore.wordpress.com/340/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/andreapastore.wordpress.com/340/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/andreapastore.wordpress.com/340/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/andreapastore.wordpress.com/340/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/andreapastore.wordpress.com/340/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/andreapastore.wordpress.com/340/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/andreapastore.wordpress.com/340/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreapastore.wordpress.com&amp;blog=11457834&amp;post=340&amp;subd=andreapastore&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Pastore. Manovra rafforza la credibilità dell&#8217;Italia &#8211; da www.pdlsenato.it</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Aug 2011 08:54:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andreapastore</dc:creator>
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<p>&nbsp;</p>
<p><em>di Elisabetta Ligori</em><br />
<strong>Inizia oggi l’iter della manovra Bis in Senato. Il Presidente Napolitano chiede di fare presto e bene..<br />
</strong>&#8220;Credo che mai come in questo caso valga l&#8217;adagio per cui “il meglio è nemico del bene” e quindi conciliare l&#8217;esigenza di chiudere in brevissimo tempo l&#8217;iter parlamentare con quella di migliorare e potenziare le misure adottate. Ritengo la manovra equilibrata nel suo complesso ma anche che vada migliorata e implementata senza stravolgerla. Bene quindi l&#8217;avvio immediato dei lavori parlamentari ed un approdo in aula in tempi rapidissimi; c&#8217;è tutto il tempo per discutere e approfondire proposte emendative da chiunque provengano purché in spirito costruttivo e non con intenzioni demolitorie o ostruzionistiche&#8221;.</p>
<p><strong>L’intenzione del Governo e di evitare il ricorso al voto di fiducia. Si aspetta dunque un atteggiamento responsabile e collaborativo da parte dell’opposizione?<br />
</strong>&#8220;Penso che sarebbe oltremodo positivo se il Governo potesse ottenere l&#8217;approvazione del testo senza voto di fiducia. Conoscendo però i meccanismi parlamentari e ritenendo che sia necessario per l&#8217;opposizione presentare, illustrare e votare in aula le proprie proposte che non potranno che essere numerose stante la complessità della manovra, penso che sarà quasi impossibile procedere in tempi rapidi senza fiducia. Vedremo. Certo è che la cosiddetta “contromanovra” del Pd appare poca cosa e certamente non risolutiva, poco coraggiosa e fatta più di slogan che di scelte precise e concrete&#8221;.<br />
<strong>Chi invece non dimostra senso di responsabilità è certamente la Cgil che è pronta a scendere in piazza in un momento così difficile per l’economia del Paese&#8230;<br />
</strong>&#8220;La Cgil non si è ancora liberata dal germe sessantottino e insegue le frange più estremiste del sindacato. Non ha ancora capito che se vuole essere utile al Paese deve farsi carico della soluzione dei problemi reali che riguardano il mondo del lavoro e che oggi consistono nella necessità di aumentare la produttività delle imprese rinunciando a tutele e rigidità anacronistiche come peraltro già riconosciuto da tutte le altre sigle sindacali. Occorre cioè che la Cgil guardi piuttosto al complesso dei lavoratori, presenti e futuri e non all&#8217;ormai minuscolo nucleo che vede nel sindacato un mezzo per restare ancorati al passato. Il minacciato sciopero generale è poi veramente demenziale, procurerà certamente un danno, anche se modesto, all&#8217;economia e servirà solo a dare soddisfazione all&#8217;ala più estremista del sindacato&#8221;.<br />
<strong>Ritiene che entro la fine di Settembre la manovra otterrà l’approvazione da parte di entrambi i rami del Parlamento e questi interventi riusciranno a tranquillizzare i mercati?<br />
</strong>&#8220;Mi auguro di sì anche se qualche giorno in più non cambierà il mondo, purché cessi il chiacchiericcio ferragostano, frutto piuttosto di necessità mediatiche, che disorienta i mercati e soprattutto i cittadini. Sapere per settembre quali saranno in via definitiva i provvedimenti legislativi che interesseranno i cittadini, le imprese e le istituzioni, non potrà che rafforzare la credibilità dell&#8217;Italia&#8221;.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/andreapastore.wordpress.com/335/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/andreapastore.wordpress.com/335/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/andreapastore.wordpress.com/335/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/andreapastore.wordpress.com/335/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/andreapastore.wordpress.com/335/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/andreapastore.wordpress.com/335/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/andreapastore.wordpress.com/335/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/andreapastore.wordpress.com/335/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/andreapastore.wordpress.com/335/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/andreapastore.wordpress.com/335/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/andreapastore.wordpress.com/335/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/andreapastore.wordpress.com/335/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/andreapastore.wordpress.com/335/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/andreapastore.wordpress.com/335/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreapastore.wordpress.com&amp;blog=11457834&amp;post=335&amp;subd=andreapastore&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La Lega: niente ferie, si lavori. Sì da governo e parti sociali &#8211; CORRIERE DELLA SERA</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Aug 2011 11:05:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andreapastore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  &#160; L&#8217;Agosto dei «saggi» Non è la prima volta che si assiste a un Agosto di lavoro da parte dei politici. Nel 2003, a Lorenzago, i «quattro saggi» lavorarono a una riforma federale della Costituzione che fu poi bocciata dal referendum del 2006. Nella foto, da sinistra, si riconoscono Francesco D&#8217;Onofrio (Udc), Andrea Pastore [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreapastore.wordpress.com&amp;blog=11457834&amp;post=325&amp;subd=andreapastore&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://andreapastore.files.wordpress.com/2011/08/cci02082011_00006.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-332" title="CCI02082011_00006" src="http://andreapastore.files.wordpress.com/2011/08/cci02082011_00006.jpg?w=147&#038;h=300" alt="" width="147" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>L&#8217;Agosto dei «saggi» </strong>Non è la prima volta che si assiste a un Agosto di lavoro da parte dei politici. Nel 2003, a Lorenzago, i «quattro saggi» lavorarono a una riforma federale della Costituzione che fu poi bocciata dal referendum del 2006. Nella foto, da sinistra, si riconoscono Francesco D&#8217;Onofrio (Udc), <strong>Andrea Pastore</strong> (Forza Italia) e Roberto Calderoli (Lega Nord). Il quarto «saggio» era Domenico Nania (An).</em></p>
<p>ROMA &#8211; La politica quest&#8217; estate faticherà ad andare in vacanza se verrà ascoltato l&#8217; invito della Lega ad usare le ferie dei politici per fronteggiare l&#8217; emergenza economica del Paese. L&#8217; appello è del ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli: «Davanti ad una crisi come quella che stiamo affrontando credo che la politica non abbia il diritto di andare in ferie e che non lo abbiano neppure le associazioni imprenditoriali, le forze sindacali e le parti sociali. Propongo: cancelliamo le ferie di agosto e ritroviamoci tutti quanti in un campus per lo sviluppo economico a fare un programma di lavoro per l&#8217; autunno. Ne ho già parlato con il ministro Giulio Tremonti. Cominciamo dalla tassa sul tabacco al prossimo Consiglio dei ministri». La mossa del Carroccio arriva dopo il nuovo pressing di Pd e terzo polo: il governo risponda al grido di allarme delle parti sociali sulla crisi economica e all&#8217; invito a lavorare per un governo di unità nazionale, ha detto Pier Ferdinando Casini al Corriere . E ieri il coordinatore del Pdl Angelino Alfano con le parti sociali stava trattando un incontro da fissare domani o dopodomani. All&#8217; appello di Calderoli ha risposto dai microfoni del Tg3 il ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani, dichiarandosi disponibile. Poi aggiunge, rispondendo alla richiesta delle opposizioni: «Il governo deciderà lunedì sera se tenere prima della pausa estiva un dibattito in Parlamento sulla crisi». Il ministro dell&#8217; Agricoltura Saverio Romano si è detto d&#8217; accordo sull&#8217; abolizione delle ferie: «Le Camere e i ministeri restino aperti anche ad agosto». Dalle parti sociali, sindacali e imprenditoriali alla proposta di Calderoli arriva un coro di «sì, lavoriamo in agosto». La Confindustria in una nota esprime «soddisfazione per le proposte delle parti sociali», sottolineando «l&#8217; urgenza di un incontro fra governo e opposizioni, vista la difficile situazione del Paese. Nel pomeriggio anche il leader del Pd, Bersani, e quello dell&#8217; Udc, Casini, avevano preso contatti con le forze sociali proponendo un incontro con tutte le forze dell&#8217; opposizione per discutere dell&#8217; emergenza economica. Il presidente della Camera Gianfranco Fini, invece, aveva definito il governo «irresponsabile per la sostanziale insensibilità di Berlusconi, e di conseguenza dei suoi ministri, di comprendere la gravissima realtà». Giudizi che nel pomeriggio avevano scatenato un forte dibattito nel Pdl contro le opposizioni. Anna Maria Bernini, neoministro per le Politiche Comunitarie: «Parlare di pericolo per il Paese, di un governo a galleggiamento irresponsabile significa dipingere consapevolmente uno scenario dissociato dalla realtà». Con la Bernini anche Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati pdl: «L&#8217; opposizione vorrebbe una crisi al buio». Mentre Osvaldo Napoli, vicepresidente: «Casini e Fini drammatizzano una situazione e sono degli irresponsabili». Uguale il commento dei ministri Gianfranco Rotondi, Carlo Giovanardi e, in generale, del Pdl, che ha alzato un muro di difesa attorno al premier Silvio Berlusconi. Fino alle parole di Roberto Calderoli. Parole nette, che fanno subito rimboccare le maniche ai sindacati. Raffaele Bonanni, leader della Cisl, non esita: «Fare presto: la speculazione non va in ferie». Così come non esita Luigi Angeletti segretario generale della Uil: «Pronti a discutere da ora di sviluppo». Anche la leader della Cgil Susanna Camusso accetta la proposta di Calderoli, ponendo però una condizione: «Che venga cancellata la manovra economica appena approvata». Non esita nemmeno il presidente della Confcommercio Carlo Sangalli: «Prima ci si mette all&#8217; opera e meglio è». Da Antonio Di Pietro, leader dell&#8217; Idv, arriva un forte monito: «Siamo pronti ad incontrare tutti in qualsiasi momento. Ma non consentiremo mai che con la scusa della crisi si cerchi di cambiare compagine governativa e si eviti di andare a votare». Alessandra Arachi RIPRODUZIONE RISERVATA **** Le mosse In Parlamento Il segretario pd Bersani invita il premier a riferire in Aula sulla crisi e il leader Udc Casini si dice d&#8217; accordo Il tavolo Ora sia Bersani che Casini, dopo aver sentito tutti i rappresentati delle parti sociali, da Confindustria ai sindacati, convocano un incontro per mercoledì, per discutere dell&#8217; emergenza economica</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/andreapastore.wordpress.com/325/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/andreapastore.wordpress.com/325/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/andreapastore.wordpress.com/325/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/andreapastore.wordpress.com/325/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/andreapastore.wordpress.com/325/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/andreapastore.wordpress.com/325/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/andreapastore.wordpress.com/325/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/andreapastore.wordpress.com/325/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/andreapastore.wordpress.com/325/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/andreapastore.wordpress.com/325/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/andreapastore.wordpress.com/325/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/andreapastore.wordpress.com/325/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/andreapastore.wordpress.com/325/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/andreapastore.wordpress.com/325/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreapastore.wordpress.com&amp;blog=11457834&amp;post=325&amp;subd=andreapastore&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Pastore: &#8220;Pescara è ora di rialzarsi&#8221; &#8211; Il Centro &#8211; Simona De Leonardis</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 12:13:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andreapastore</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://andreapastore.files.wordpress.com/2011/07/pescara.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-323" title="pescara" src="http://andreapastore.files.wordpress.com/2011/07/pescara.jpg?w=281&#038;h=179" alt="" width="281" height="179" /></a></p>
<p><strong>PESCARA.</strong> Ammette la tensione che c&#8217;è stata nel Pdl per le grandi opere ferme (con le dimissioni sventolate da Sospiri), ma difende il sindaco Mascia e dice: «Pescara è la cenerentola d&#8217;Abruzzo, è ora di chiedere interventi». Il senatore Andrea Pastore, coordinatore cittadino del Pdl, qualche idea ce l&#8217;ha, a cominciare da area di risulta e rifiuti.  <strong>Allora, senatore Pastore, la riunione di sabato ha riportato la pace nel Pdl dopo la lite Mascia-Sospiri?</strong>  «È stato un momento di tensione dovuta anche ai diversi ruoli che hanno. Il sindaco vede più di chiunque altro le difficoltà che ci sono in termini di efficienza della burocrazia comunale, di risorse, ma anche di un&#8217;opposizione miope che sa fare solo ostruzionismo. Tra i due c&#8217;è stato un chiarimento».  <strong>Ma perché la città è ferma?</strong>  «La prima difficoltà sta nella messa a regime della macchina comunale che risente dei guasti combinati fino a due anni fa. La seconda è data dai vincoli posti dalle leggi che impediscono di fare nuove assunzioni o di affidare incarichi esterni. Ci sono le riduzioni delle risorse, con gli ulteriori tagli di questa finanziaria. E a complicare ci sono spesso anche interventi esterni. Non dimentichiamo la vicenda del ripascimento: il comune ha dovuto prendere la sabbia buona dalla spiaggia e poi buttarla in discarica perchè qualcuno ha creato panico ingiustificato. Ma prima bisogna verificare se c&#8217;è inquinamento e poi mandare avvisi di garanzia, non il contrario. Viviamo con un&#8217;opposizione affetta da denuncite. È un clima fastidioso, ma non abbiamo paura».  <strong>Sì, ma al di là degli esposti, non c&#8217;è ombra dei grandi cantieri annunciati dalla giunta Mascia sui pannelli del Calice in piazza Salotto. Se ne lamentano anche imprenditori e costruttori.</strong>  «Con la crisi economica l&#8217;edilizia soffre, ma non mi sembra che all&#8217;amministrazione si possa rimproverare nulla. A Pescara si è costruito bene e tanto. Io sono un tifoso della libera impresa, ma non si può pensare che con le opere pubbliche si possano risolvere momenti di crisi come questi. Gli imprenditori non possono prendersela con l&#8217;amministrazione, tantopiù che non abbiamo aumentato le tasse».</p>
<div id="adv-middle"><strong>Ma lei cosa propone per far ripartire Pescara?</strong>  «La riunione di sabato era proprio per mettere a fuoco alcune questioni di Pescara. Anche se i consiglieri regionali e lo stesso presidente Chiodi si danno da fare, Pescara è la cenerentola d&#8217;Abruzzo, mentre in realtà è il nucleo, il punto trainante della regione. Per questo occorre accelerare sui progetti che riguardano la città e l&#8217;hinterland».  <strong>Tipo?</strong>  «Tipo i nuovi palazzi della Regione a sud-ovest della città, il dragaggio e la politica dei rifiuti. Ci piacerebbe che Pescara fosse il comune guida per impostare correttamente la politica di smaltimento dei rifiuti. Che passa, sì, attraverso la raccolta differenziata, ma alla fine c&#8217;è sempre un residuo che non può essere riciclato. La distruzione deve avvenire in impianti di termovalorizzazione che bruciano i rifiuti a temperature altissime, che non rilasciano fumo e che producono energia elettrica e termica».  <strong>Ha già in mente un sito?</strong>  «È la Provincia che individua le zone idonee, poi è l&#8217;imprenditoria che fa le proposte».  <strong>E nell&#8217;area di risulta cosa farebbe?</strong>  «Un grande albergo che possa contenere un centro congressi. Porteremmo un turismo qualificato in un&#8217;area dove c&#8217;è un&#8217;offerta commerciale di altissimo livello».  <strong>E il teatro di cui ha parlato il sindaco?</strong>  «Tutto si può fare. L&#8217;essenziale è formulare un progetto di massima da affidare a una grande firma, urbanista o architetto. Certamente non ci faremo le case». <strong> Resta il Ferrhotel su cui c&#8217;è il vincolo della sovrintendenza.</strong>  «L&#8217;ideale è abbatterlo e utilizzare la cubatura, perché il Ferrhotel non ha nessun pregio. Abbattendolo avremmo l&#8217;apertura dell&#8217;area di risulta verso corso Vittorio che oggi non c&#8217;è. Il vincolo è presunto, basta dimostrare che la struttura non vale nulla».  <strong>Parliamo di traffico. Sempre il sindaco, a proposito dell&#8217;area di risulta, vorrebbe pedonalizzare corso Vittorio. Che ne pensa?  </strong>«Mi riesce difficile pensare a una soluzione del genere, ma non escludo che si possano cambiare le abitudini. L&#8217;essenziale è che prima si faccia viabilità sostitutiva».  <strong>Insomma, che tempi vi siete dati?</strong> «Certamente non aspettaremo quanto abbiamo aspettato finora. Il vincolo di Metropolis, delle Ferrovie, è scaduto, abbiamo più libertà di movimento».  <strong>Ma in che tempi?</strong>  «I progetti ci sono, c&#8217;è tanta carne al fuoco, ma ci vogliono i tempi. Anche la manutenzione ordinaria sta partendo. Sembrano cose banali, ma è molto difficile amministratre l&#8217;Italia, e chi cerca di amministrare attraverso scorciatoie fa una brutta fine».  <strong>Quindi che consiglio dà al suo sindaco?</strong>  «Di andare avanti con determinazione, ma anche con i piedi per terra».</div>
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		<title>Province. Pastore: &#8220;Per abolirle cambiamo la Costituzione&#8221; &#8211; Libero &#8211; Andrea Scaglia</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jul 2011 11:58:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andreapastore</dc:creator>
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<p>L’affossamento della proposta di soppressione delle Province, con il voto contrario della maggioranza e l’astensione del Pd, ha deluso chi &#8211; come questo giornale &#8211; da sempre si batte per l’eliminazione di un ente costoso nonché quantomeno superfluo. Delusione aumentata dal fatto che anche deputati un tempo esplicitamente favorevoli alla questione si siano invece espressi in aula per il “no”. In questo senso, Michele Scandroglio &#8211; onorevole pdl nonché coordinatore del partito in Liguria &#8211; ammette che «vi devo una spiegazione». Prego. «La Lega era contraria e il Pd fortemente perplesso. In ogni caso la legge non sarebbe passata, e si sarebbe incrinata la maggioranza di governo». Questione di disciplina di partito, dunque? Non solo, precisa Scandroglio: «Insieme ad altri amici, abbiamo fatto una proposta che contemperasse le nostre promesse agli elettori e al contempo la salvaguardia dell rapporto con la Lega. Da questo lavoro è emersa la proposta di legge costituzionale[ per abolire le Province è necessario modificare la Costituzione, ndr] a firma Scandroglio, Calderisi, Bianconi e Bruno». Rimarcando poi che «ho rinunciato pertanto all’iter della mia proposta dell’ottobre 2008, la prima di questa legislatura, perché ritengo che sia necessario lottare per il raggiungimento degli obiettivi ma senza scassare l’alleanza di governo». Ecco.</p>
<p>E invece il senatore <strong>Andrea Pastore</strong>, sempre Pdl, deve precisare. Perché lui, in effetti, non ha votato contro la proposta di abolire le Province. «No – conferma – peraltro io sono al Senato, quel disegno di legge è stato discusso alla Camera. Lì c’è un mio omonimo ». Senza contare che Pastore è primo firmatario proprio di una proposta per sopprimerle, «un disegno di legge costituzionale depositato in Senato». Che, assicura, porterà avanti, «non ho cambiato idea e non demordo. Forte anche del sostegno di molti altri senatori». Lo schema è quello di «riorganizzare il livello amministrativo, puntando su associazioni di Comuni. I compiti ora svolti dalle Province saranno naturalmente mantenuti, eliminando però l’inutile struttura politico-burocratica».</p>
<p>E però i suoi alleati di maggioranza non sembrano tanto per la quale. «Mah, abbiamo visto che l’amore per le Province è trasversale, non è tanto questione di destra o di sinistra. In attesa della riforma costituzionale, stiamo comunque cercando di rivedere la questione degli uffici statali decentrati». Nel senso che «l’esistenza di una Provincia comporta contestualmente una Prefettura, una questura e via dicendo. Chissà che, diradando queste ultime, anche il fascino delle Province non possa calare…».</p>
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		<title>Una riforma necessaria ed epocale &#8211; Intervento del Senatore Andrea Pastore</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 15:47:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andreapastore</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://andreapastore.files.wordpress.com/2011/06/carta-autonomie.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-311" title="carta autonomie" src="http://andreapastore.files.wordpress.com/2011/06/carta-autonomie.jpg?w=157&#038;h=115" alt="" width="157" height="115" /></a></p>
<p>L&#8217;intervento del Sen. <strong>Andrea Pastore </strong>al convegno tenutosi stamani in Senato sulla &#8220;Carta delle Autonomie&#8221; alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del Presidente del Senato Renato Schifani.</p>
<p>Non solo opportuna come quella del 1990 che può essere magari considerata necessaria sul piano dell’opportunità politica; necessaria questa di oggi sotto il profilo istituzionale e costituzionale, ed anche urgente alla luce anche del numero di anni che ci separano dalla riforma costituzionale del 2001, peraltro priva di norme transitorie e di attuazione nonostante il suo impatto radicale sulla forma di Stato. Per questo l’attuale riforma non può riguardare un mero “aggiornamento” della Carta delle autonomie; già quella degli anni 90 è intervenuta, certamente POSITIVAMENTE ED INCISIVAMENTE, sull’ordinamento degli enti locali, introducendo svariate novità in tale settore: 1) Separazione tra organi elettivi politici ed organi amministrativi; 2) Autonomia statutaria e regolamentare; 3) Emancipazione dalla tutela statale. Al nuovo modello di “governance” prevista nel 1990, è seguita, dopo pochi anni, la nuova legge elettorale, con l’elezione diretta dei sindaci e dei presidenti delle province che ha garantito ai governi locali stabilità, trasparenza e quindi i mezzi per realizzare un nuovo ed efficiente sistema di governo del territorio. IO RITENGO che il modello disegnato in quegli anni e che ha dato buona prova di sé sul campo (tutto è perfettibile ma va anche confrontato con il sistema previgente e con i corrispondenti pregi – pochi – e difetti – tanti) ha consentito il buon governo dei territori che ha contribuito all’impostazione fortemente autonomistica della riforma costituzionale del 2001. Ebbene, la riforma costituzionale del 2001, per quanto parziale e pasticciata, ha posto in prima fila le autonomie locali, relegando nei posti di seconda e terza fila le Regioni e lo Stato, secondo la formula espressa nell’articolo 114, che non è stata dettata dall’enfasi del momento ma da una chiara consapevolezza delle conseguenze di una scelta che ha trovato in ogni caso conferma nel complessivo assetto dei vari livelli di governo e che quindi deve trovare attuazione negli ordinamenti dello Stato e delle Regioni, con tutte le difficoltà, complicazioni, contraddizioni e conflittualità che tale attuazione ha comportato, comporta e inevitabilmente comporterà. La rivoluzione copernicana del 2001 non ha solo rovesciato le competenze ed ha ridisegnato le gerarchie, indebolendo notevolmente l’egemonia dello Stato, ma ha contestualmente e conseguentemente introdotto in capo alle autonomie nuove e significative responsabilità, in armonia con l’applicazione del principio di sussidiarietà che si declina, a livello legislativo e di alta amministrazione, nel modello federalista, formula che ben possiamo utilizzare per designare il nuovo modello costituzionale nonostante tutte le obiezioni e riserve sollevate in questi dieci anni da più parti. Oggi che il legislatore, dopo le prime discipline di attuazione (la legge La Loggia e quella Buttiglione), ha messo seriamente mano all’attuazione del c.d. federalismo fiscale, si deve di necessità porre attenzione alla verifica ed eventualmente alla modifica, perfezionamento, integrazione etc. dell’organizzazione e del governo delle autonomie locali e tale responsabilità pesa tutta o, comunque, in modo assolutamente prevalente sul legislatore statale. Compete in primo luogo al Parlamento non solo la responsabilità della ricerca e della scelta di obiettivi definiti e definitivi da porre in capo all’ente locale ma soprattutto la disciplina degli strumenti e delle sedi idonee a raggiungere tali obiettivi. MI SPIEGO: a fronte di un modello legislativo/amministrativo federale e, quindi, ascendente, appare problematico intervenire a livello centrale una volta per tutte, considerato il groviglio che spesso appare inestricabile tra competenze legislative da una parte e competenze amministrative dall’altra; giova piuttosto individuare e disciplinare modelli flessibili, processi coinvolgenti, sedi di confronto, di approfondimento e di mediazione che tengano sempre presente che l’esercizio delle funzioni e dei ruoli è subordinato e richiede finanziamenti e risorse non più da parte di soggetti “terzi” rispetto all’ente interessato ma direttamente da parte dell’ente stesso, che ha come interlocutore diretto il cittadino elettore al quale occorre garantire insieme efficienza, trasparenza e controllo delle scelte. E’ sufficiente la riforma in corso a conseguire o quanto meno a favorire tale risultato?; io penso sostanzialmente di sì ma penso anche che debba farsi un ulteriore sforzo sulla strada che cercheremo di percorrere in accordo con il Governo e con il sostegno di una larga maggioranza parlamentare che assicuri anche una rapida navetta con l’altro ramo del Parlamento. Siamo ormai al limite del tempo massimo consentito per un intervento definitivo, imposto sia dallo scadere della legislatura sia dall’entrata in vigore dei decreti delegati sul federalismo fiscale. Si possono proporre ed approvare riforme anche profonde senza cavalcare la montante marea dell’antipolitica; e ciò si può fare dando risposte serie e motivate alle critiche ed alle rimostranze dell’opinione pubblica, nei confronti di situazioni che pesano sugli apparati e sulle casse pubbliche e che appaiono dettate più dall’interesse di moltiplicare ed espandere i compiti e le funzioni del ceto politico e delle sue clientele e meno o per nulla da necessità operative per garantire efficienza e economicità. E tanto più diviene possibile quanto da me auspicato quanto più siano trasparenti i comportamenti degli amministratori, nette le evidenze dei ruoli e delle responsabilità chiari i percorsi per arrivare a decisioni che coinvolgono chi opera e vive nei diversi territori; troppo spesso si assiste a scelte “opache”, determinate da comportamenti anch’essi “opachi”, frutto di ragioni e motivazioni che non si spiegano, che magari sono assolutamente legittime ma che favoriscono la disinformazione ed alimentano il sospetto. In tale ottica penso sia opportuno e sommamente utile, proprio per rafforzare le diverse competenze istituzionali, potenziare, come il ddl già fa nel testo approvato dalla Camera, le funzioni dei consigli, riconducendo nel loro alveo alcuni compiti che naturalmente, direi, ad essi appartengono ma anche consentendo al sindaco, a chi ha la maggiore responsabilità dell’amministrazione, di promuovere in via prioritaria una decisione sulle delibere ritenute più rilevanti per l’ente, ponendo fine a lungaggini procedurali, stancheggi assembleari, vere e proprie operazioni dirette per lo più a conseguire una qualche utilità al di fuori di qualsiasi trasparenza sull’effettiva paternità e quindi sulla responsabilità delle scelte definitive. Occorrerebbe inoltre, se si vuole riconoscere e mantenere in capo ai vertici eletti l’affidabilità che le vecchie e soprattutto le nuove responsabilità comportano, stabilire che l’impegno degli amministratori debba essere un impegno esclusivo che non ammette, salvo il caso dei piccoli comuni, la contemporanea titolarità di altre cariche sia elettive che di governo; come pure, a fronte di un auspicabile rafforzamento delle amministrazioni, occorrerebbe riflettere sulla riforma dei controlli interni, sia generali che contabili, e su una valorizzazione di quelli, previsti già dal TU, che possono essere attivati su impulso delle minoranze consiliari, il che, ad es., presuppone e comporta un minimo di disciplina sul difensore civico “territoriale”, che ne preveda il sistema elettorale, le relative funzioni etc. E ciò servirebbe non solo al rispetto dei ruoli ed alla trasparenza dell’attività pubblica ma anche ad evitare che il sistema dei controlli venga di fatto attribuito nella sua totalità ai titolari della giurisdizione, sia quella amministrativa che contabile che penale che deve certo intervenire ma solo laddove si siano esperite, senza successo, le procedure ed i rimedi interni alla stessa amministrazione. E’ un grande problema sia politico che istituzionale che occorre affrontare per restituire agli “interna corporis” la funzione di catalizzatori delle tensioni politiche ed amministrative, destinate altrimenti ad esasperarsi sino a mettere in crisi le fondamenta stesse delle autonomie.</p>
<p>Sen. <strong>Andrea Pastore</strong>, relatore Carta Autonomie</p>
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		<title>Il senatore orfano di Lorenzago &#8211; Il Giornale</title>
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		<pubDate>Wed, 18 May 2011 08:59:54 +0000</pubDate>
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<p>Bei tempi quelli di Lorenzago, quando nell’agosto del 2003 in una baita austera si riunirono i «quattro saggi» dell’allora Polo della Libertà per mettere a punto la riforma costituzionale del centrodestra poi bocciata dal referendum. Tra quei fantastici quattro (insieme a Nania, Calderoli e D’Onofrio) c’era il senatore <strong>Andrea Pastore</strong> che adesso ripensa a quei momenti con un po’ di nostalgia. «Allora si respirava con più vigore quel naturale impeto riformatore del centrodestra &#8211; ricorda <strong>Pastore</strong> &#8211; le tentavamo tutte pur di sbloccare con tutte le nostre forze lo stallo in cui la sinistra aveva portato il Paese». «E Lorenzago aprica tra i campi declivi che d’alto/ la valle in mezzo domina», scriveva Carducci. Oggi che a dominare sono i litigi nel centrodestra, riflette ancora <strong>Pastore</strong>, bisognerebbe «far ripartire l’antico spirito riformatore che i cittadini ci chiedono». E, perché no, si potrebbe ritrovare quello spirito in quella Laurenzago «che al mio passaggio si imbandiera», scriveva ancora Carducci. Un auspicio per la maggioranza di governo?</p>
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		<title>Semplificazioni in Parlamento, «siamo all&#8217;inizio e non escludiamo modifiche» &#8211; Intervista al Sen. Pastore &#8211; IL SOLE 24 ORE</title>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2011 14:08:19 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://andreapastore.files.wordpress.com/2011/05/foto-pastore2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-303" title="foto pastore2" src="http://andreapastore.files.wordpress.com/2011/05/foto-pastore2.jpg?w=77&#038;h=116" alt="" width="77" height="116" /></a></p>
<p>Tra le 18 semplificazioni contenute nel decreto sviluppo, alcune sono più efficaci di altre secondo gli esperti del Sole 24 Ore che ne hanno giudicate sufficienti quattro e ne rimandate altre cinque. Quanto il Parlamento terrà conto delle istanze che arrivano? Il senatore Andrea Pastore, presidente della Commissione bicamerale per la semplificazione, assicura che spazio per la discussione ci sarà. «Anche perché nel testo (che ancora non è ufficiale) ci saranno anche alcune delle semplificazioni che adesso sono già all&#8217;esame del Parlamento, mi riferisco a quelle contenute nel collegato sulla Pubblica amministrazione e sulla semplificazione che è fermo al Senato e che potrebbero essere facilmente ricondotte nel testo del decreto legge, ampliandolo». Una parte delle novità riguardano la semplificazione in materia fiscale. Per le disposizioni di alleggerimento sui controlli tributari ci potrebbero essere ulteriori modifiche? «Credo di sì. Anche perché invece del rapporto di antagonismo e di contrapposizione esasperata tra fisco e contribuente dobbiamo arrivare a una collaborazione. Il contribuente dovrebbe avere un fisco &#8220;amico&#8221; o &#8220;non nemico&#8221; in modo da essere meglio disposto anche a compiere il proprio dovere. Sappiamo tutti che il contribuente si può trovare in difficoltà per oggettive problematiche relative all&#8217;applicazione di norme, che non lo agevolano ma che spesso lo espongono a sanzioni da parte dei controllori. Un nuovo spirito, un nuovo atteggiamento è importante, ma è auspicabile anche un aiuto legislativo» Sulla sospensiva per l&#8217;avviso di accertamento esecutivo in molti dicono che il termine di 120 giorni dopo il quale scatta il pagamento potrebbe non essere sufficiente. Ci potranno essere ripensamenti su questo? «Mi auguro di sì, però servirebbe un monitaggio sui tempi veri dei procedimenti di questo tipo. Perché il fisco è preoccupato che un allungamento dei termini possa comportare lungaggini esasperanti. Detto questo penso che si possa fare di più» Quale tempistica prevede per la conversione in legge del decreto? «Penso che si arriverà agli sgoccioli del 60° giorno. Personalmente mi auguro che l&#8217;iter possa essere completo in entrambi i rami del Parlamento, non come è accaduto negli ultimi tempi provvedimenti modificati e arricchiti solo a Montecitorio o a Palazzo Madama, con l&#8217;altra camera che poi li convertiva senza modifiche. Ma tutto cozza contro la tempistica delle procedure parlamentari, perciò bisogna vedere se sarà possibile una doppia lettura. In ogni caso vogliamo ascoltare anche i pareri degli esperti e del mondo produttivo, oltre che dei cittadini» Lei interverrà in questi giorni al forum della Pa, quali aspetti del decreto indicherà come più importanti? «Uno degli aspetti positivi del decreto consiste nell&#8217;introduzione di una parte di articolato in cui si spiega esattamente di che cosa si tratta, qual è la legge sulla quale si interviene, senza tormentare l&#8217;utente. È un primo passo importante per una qualità migliore. E poi ogni articolo contiene un comma di indicazione degli obiettivi della legislazione: questo rende più amichevole l&#8217;impatto con la normativa tecnica e rappresenta un progresso sotto il profilo della chiarezza e della qualità. Perché il primo dato della qualità è la chiarezza del testo, la conoscibilità».</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/andreapastore.wordpress.com/299/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/andreapastore.wordpress.com/299/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/andreapastore.wordpress.com/299/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/andreapastore.wordpress.com/299/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/andreapastore.wordpress.com/299/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/andreapastore.wordpress.com/299/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/andreapastore.wordpress.com/299/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/andreapastore.wordpress.com/299/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/andreapastore.wordpress.com/299/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/andreapastore.wordpress.com/299/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/andreapastore.wordpress.com/299/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/andreapastore.wordpress.com/299/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/andreapastore.wordpress.com/299/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/andreapastore.wordpress.com/299/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreapastore.wordpress.com&amp;blog=11457834&amp;post=299&amp;subd=andreapastore&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Relazione del Sen. Andrea Pastore al convegno dei Lions Club: &#8220;La Costituzione: conoscerla e amarla. La proposta dei Lions per l&#8217;educazione alla giustizia e alla legalità&#8221;. Tivoli, 16.04.2011</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 09:04:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andreapastore</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://andreapastore.files.wordpress.com/2011/04/lions.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-296" title="lions" src="http://andreapastore.files.wordpress.com/2011/04/lions.jpg?w=136&#038;h=126" alt="" width="136" height="126" /></a></p>
<p>Un saluto alle autorità civili e lionistiche presenti in sala, alle amiche ed amici lions, agli studenti ed a tutti i presenti.</p>
<p>Vi è un filo “tricolore” che unisce la ricorrenza del 150° anniversario dell’unità d’Italia e il tema nazionale scelto dai Lions, dei quali mi onoro di fare parte, per l&#8217;anno sociale con riguardo allo studio ed alla diffusione della conoscenza della nostra Costituzione; siamo tutti d’accordo sul fatto che la Carta fondamentale della Repubblica italiana è in gran parte ignota ai nostri concittadini, giovani e non più giovani.</p>
<p>Le riflessioni e gli approfondimenti svolti in questi mesi sul nostro Risorgimento nazionale, il più autorevole dei quali è rappresentato dalla “lectio magistralis” tenuta dal Presidente Napolitano in occasione della celebrazione del 17 marzo dinanzi al Parlamento riunito, hanno fatto registrare un notevole avanzamento sul piano della conoscenza anche critica, ed anche fortemente critica di non pochi avvenimenti che si sono registrati a partire dal 1860, senza nulla togliere ai valori di fondo del moto risorgimentale ed ai risultati ottenuti che ancora oggi apprezziamo: indipendenza nazionale, unità d’Italia (da non confondere con il centralismo prima piemontese e poi romano) e, da ultimo ma non ultimo, rifondazione del Regno sabaudo e quindi del Regno d’Italia sui principi dello Stato di diritto, della supremazia della legge e del Parlamento su qualsiasi altro potere, del riconoscimento dei fondamentali diritti di libertà. Necessaria sarebbe una riflessione critica, altrettanto penetrante e costruttiva, sugli anni che hanno preceduto e seguito la nascita della nostra Repubblica, sulla guerra civile, sulla guerra fredda, sui totalitarismi di ogni colore che hanno fatto da contrappunto al nostro non facile cammino da una democrazia zoppa ad una democrazia compiuta, e quindi sulla nostra Carta fondamentale per come essa è nata ed è stata attuata. Spesso viene citata a sproposito, magari solo per farne una bandiera di questa o quella fazione politica.</p>
<p>La Costituzione appartiene a tutti; non si possono e non si devono distinguere figli e figliastri, i primi adoratori acritici del testo e della sua sacralità (che poi conduce alla sua immodificabilità) ed i secondi attentatori dei valori costituzionali in quanto orientati decisamente e senza tentennamenti ad aggiornarla ed adeguarla ad un mondo profondamente cambiato rispetto al 1948.</p>
<p>Il compianto Francesco Cossiga, pochi mesi prima della sua scomparsa, ebbe a definire la Costituzione come un vero e proprio “miracolo politico”, avendo ben presente il contesto politico, sociale, economico e culturale di quell’epoca; ma all’apprezzamento di contesto, come noto, si sono sempre accompagnate critiche anche dure da parte del medesimo Presidente Cossiga sulle scelte operate dal Costituente, e comunque Cossiga, e non solo lui, ha sempre espresso la convinzione che andassero apportate al testo costituzionale delle modifiche non solo di dettaglio.</p>
<p>Il numero degli interventi legislativi sul testo della Costituzione ammontano a circa quindici, pochi, tre, hanno modificato la Parte Prima, dedicata ai diritti e doveri di cittadinanza mentre tutti gli altri hanno modificato, più o meno significativamente, la Parte Seconda, dedicata all’ordinamento della Repubblica. Modifiche molto diverse tra loro, parecchie approvate con le sole maggioranze parlamentari (2/3 degli aventi diritto) e quindi fortemente condivise da Camera e Senato, altre, poche ma non per questo meno rilevanti, approvate in via definitiva solo col ricorso al referendum perchè votate favorevolmente dalla sola maggioranza assoluta dei parlamentari, coincidente con la maggioranza di governo.</p>
<p>Le leggi relative alla 2^ Parte hanno riguardato, anche se solo marginalmente, la disciplina dello stesso Parlamento, hanno istituito per gli italiani all’estero una circoscrizione elettorale estera, ed hanno anche avuto ad oggetto la riforma della stessa  forma di Stato e la revisione, non superficiale, delle garanzie dei ministri e dei parlamentari nei confronti del potere giudiziario.</p>
<p>Con la riforma dello Stato in senso federale, approvata nel 2001 con il ricorso al referendum popolare, si è optato per un diverso modello di organizzazione statale, passando da un regionalismo molto soft e fortemente condizionato dalla supremazia dello Stato (mediante, soprattutto, la previsione della preminenza della tutela dell’interesse nazionale) ad un regionalismo/autonomismo molto accentuato, definito, significativamente anche se impropriamente, federalismo: il potere legislativo viene distribuito tra Stato e Regioni, con riconoscimento alle Regioni della competenza legislativa in tutte le materie non espressamente elencate in Costituzione (art.117) mentre le competenze amministrative sono attribuite in prima istanza ai Comuni e, in caso di loro inadeguatezza, alle Province, Città Metropolitane, Regioni e Stato, secondo un sistema “ascendente” che attua il principio di sussidiarietà per il quale le potestà pubbliche vanno attribuite al livello più vicino al cittadino per renderne l’esercizio più trasparente e responsabile.</p>
<p>E’ il nuovo art.114 che scolpisce questa vera e propria rivoluzione copernicana: dalla formula “La Repubblica si riparte in Regioni, Province e Comuni” si passa alla formula “La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città Metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato “ (primo comma). Non solo si afferma il sistema ascendente di cui si diceva ma si afferma che lo Stato è qualcosa d’altro rispetto alle Regioni ed alle autonomie locali, costituendo tutte insieme la Repubblica, mentre nel previgente modello non vi era alcuna distinzione tra Stato e Repubblica.</p>
<p>Pur essendo trascorsi ormai dieci anni dall’entrata in vigore della riforma federale (2001/2011) e si sia proceduto, anche da parte di maggioranze parlamentari diverse da quella che ebbe ad approvarla, ad una sua parziale attuazione, è generalmente condivisa l’opinione per cui, oltre che alla sua attuazione, occorre procedere ad una serie di modifiche ulteriori ed al suo completamento che non riguardano  solo l’organizzazione dello Stato (col correggere alcuni aspetti che hanno prodotto incertezza, confusione e conflittualità e col creare un’assemblea dedicata alle problematiche regionali) ma anche riscrivendo le norme sulla forma di governo, alla luce dell’esigenza di una migliore efficienza e qualità della legislazione dello Stato e della necessità di attribuire al Governo in senso stretto la stessa stabilità e autorevolezza di cui godono i Governi europei, le istituzioni comunitarie ed anche, dopo la riforma costituzionale del 1999, i Governi regionali. A questa ulteriore riforma costituzionale pensò la maggioranza di centro destra nella XIV legislatura (2001/2005) ma il relativo disegno di legge, pur avendo superato lo scoglio, ritenuto proibitivo, dell’approvazione parlamentare (ricordo che il Disegno di legge prevedeva la riduzione del numero dei parlamentari), non avendo ottenuto la maggioranza dei due terzi delle due Camere, non riuscì a superare la prova referendaria. Un vero peccato considerando che da allora (2006) nulla è cambiato, anzi, le situazioni si sono aggravate e che nel 2012 (cioè tra un anno solamente) quella riforma sarebbe entrata integralmente in vigore; oggi saremmo cioè alla vigilia della vera 2^ Repubblica, da tanti invocata ma da pochi effettivamente voluta.</p>
<p>In attesa che il Parlamento riprenda un progetto di nuova costituzione, si è oggi impegnati a dare attuazione all’aspetto più complesso e delicato della riforma federale del 2001 che va sotto il nome di “federalismo fiscale”, disciplinato dall’art.119 con norme di principio ritenute da molti valide ed equilibrate. E’ evidente come sia incompatibile con la nuova organizzazione della Repubblica un sistema tributario fortemente centralizzato quale è quello oggi vigente, basato su imposte dirette ed indirette tutte percepite, controllate e disciplinate dallo Stato, anche se in questi ultimi lustri si è tentato di allentare il morso statale, prevedendo imposte locali e la partecipazione degli enti locali al gettito ed alle verifiche fiscali.</p>
<p>Il federalismo fiscale mira ad attribuire alle regioni ed agli enti locali tributi propri, fissando dei limiti ben precisi, per evitare doppie imposizioni o operazioni di “creatività” fiscale, e soprattutto collegando alla potestà tributaria la responsabilità della spesa; in un sistema democratico-rappresentativo, il miglior controllo sull’efficienza dell’amministrazione, sulla trasparenza delle scelte pubbliche, sulla correttezza ed efficienza dell’attività amministrativa non può che competere ai cittadini nel momento in cui designano i propri rappresentanti nei consigli comunali, provinciali e regionali ed eleggono i propri sindaci ed i presidenti delle province e delle regioni.</p>
<p>L’attuazione del federalismo fiscale sarà  accompagnata a breve, mi auguro, dalla riforma delle autonomie locali, che allo stato attuale sono inidonee a gestire le nuove funzioni, molto più estese di quelle ante-riforma e comunque basate su un nuovo fondamento costituzionale e che saranno quindi dotate di più ampi poteri e responsabilità.</p>
<p>Il secondo settore della Costituzione che ha subito modifiche non secondarie è quello che ha per oggetto i rapporti tra la politica e la magistratura. Nel modello dello Stato di diritto costituisce suo requisito imprescindibile la separazione dei poteri, il legislativo, l’esecutivo e il giudiziario, pur configurandosi quello legislativo nei limiti ed alle condizioni posti nella Carta costituzionale come preminente in quanto espressione di una svolta democratica. E’ il Parlamento che sceglie il Governo, è il Parlamento in composizione integrata che elegge il Presidente della Repubblica, è il Parlamento che approva le leggi che sono tutti tenuti a rispettare, a partire dall’esecutivo e dalla pubblica amministrazione oltre che dai giudici e da tutta la magistratura.</p>
<p>Le libertà politiche, cioè le libertà riconosciute ai cittadini per concorrere alle scelte pubbliche (dall’espressione del pensiero, al diritto di informarsi e di informare, alla libertà di associazione, dalla espressione del voto, alla candidatura elettorale, all’esercizio di funzioni pubbliche elettive e non, di legislazione o di amministrazione) sono ampiamente riconosciute e tutelate in Costituzione; molte di tali libertà sono specificamente previste in un titolo della Parte 1^ dedicato ai “Rapporti politici” (titolo IV – artt.48-54), molte ancora sono contenute in altri titoli, quale quello intitolato ai “Rapporti civili” (titolo I, artt.13-28), o quello dedicato ai “Rapporti etico sociali” (titolo II, artt.29.34) ovvero quello intestato ai “Rapporti economici” (titolo III, artt.35-47). Non si tratta solo di proclamazioni, ma spesso di norme precise e dettagliate, di immediata applicazione, dovute principalmente all’esperienza dei nostri costituenti vissuta anche direttamente negli anni del fascismo ed agli esiti del dominio di regimi illiberali e dispotici. Ma non poche di tali disposizioni sono contenute nella Parte 2^, dettate per garantire le diverse cariche pubbliche, ora il Presidente della Repubblica, ora i Ministri, ora i Parlamentari. Ebbene, dapprima nel 1989 sulle garanzie dell’organo esecutivo (art.96) e poi nel 1993 sulle garanzie dei Parlamento (art.68), garanzie volute dal Costituente proprio per realizzare un giusto equilibrio, cioè per impedire pericolose invasioni di campo della giurisdizione nella politica, sono state introdotte delle riforme che hanno indebolito le rispettive tutele: infatti la previsione originaria per la quale i reati compiuti nell’esercizio di funzioni ministeriali erano conosciuti dal Parlamento in seduta comune è stata sostituita con la devoluzione di tali reati al Tribunale dei Ministri, cioè ad un Tribunale costituito da giudici ordinari che vengono investiti di tale funzione sulla base di un criterio casuale, mentre per i parlamentari sono state significativamente ridotte le tradizionali guarentigie, sopprimendo quella che prevedeva l’immunità (temporanea) dalla giurisdizione in quanto stabiliva la necessità dell’autorizzazione della Camera di appartenenza per sottoporre Deputati e  Senatori ad un procedimento penale.</p>
<p>Non è da escludere che le originarie guarentigie possano essere divenute sulla scorta delle esperienze fatte, e di un nuovo clima politico o per il semplice trascorrere del tempo, non più attuali e non più accettate da grandissima parte dei nostri concittadini. Quello che dovrebbe meravigliare, e non poco, è che i sostenitori della sacralità del testo costituzionale e della sua immodificabilità sostanziale, grazie alle scelte sempre equilibrate ed illuminate dei costituenti, sono gli stessi che si oppongono anche alla sola discussione circa il ripristino, anche con modalità diverse da quelle originarie, di garanzie parlamentari, facendo finta di non rendersi conto che se tanta è stata la saggezza del Costituente nel prevederle altrettanto saggio sarebbe reintrodurre una qualche forma di garanzia per chi è impegnato nei ruoli più alti della politica nel caso non infrequente di errori o, peggio, di atti persecutori da parte di magistrati,  segnatamente pubblici ministeri. E’ sotto gli occhi di tutti che il corto circuito risalente al 1992 non è stato affatto risolto, e che anzi si è aggravato pur nella generale consapevolezza della sua gravità; in tanti ordinamenti europei simili al nostro sono riconosciute garanzie analoghe a quelle di cui godevano i nostri parlamentari; lo stesso Parlamento europeo gode di quello che può apparire comunque come un privilegio ma che rappresenta lo strumento non solo per rendere meno drammatiche le cronache politico-giudiziarie di ogni giorno ma soprattutto per restituire ad ognuno il proprio ruolo e le proprie responsabilità.</p>
<p align="right">Sen.Andrea Pastore</p>
<p align="right">Componente Commissione Affari Costituzionale</p>
<p align="right">Presidente Commissione bicamerale per la semplificazione</p>
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		<title>Pescara, emergenza dragaggio: Pastore chiede aiuto a Gianni Letta &#8211; da Il Corriere d&#8217;Abruzzo</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 08:29:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andreapastore</dc:creator>
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<p>PESCARA – Il dragaggio del fiume Pescara continua ad impensierire pescatori e politici. Dopo le proteste dell&#8217;opposizione in consiglio comunale ieri e le dichiarazioni del sindaco Albore Mascia che ha annunciato di volersi unire alle proteste della marineria, oggi il senatore pescarese del Pdl, <strong>Andrea Pastore</strong> cerca da par suo di dare una svolta alla vicenda. “Ho segnalato questa mattina al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, la drammaticità dello stato di insabbiamento del fiume di Pescara e le relative conseguenze che ne stanno derivando”, ha dichiarato oggi il senatore. “Con pregevole solerzia – ha aggiunto &#8211; il sottosegretario ha garantito un immediato interessamento ed ha subito avviato i contatti con il sindaco di Pescara&#8221;. &#8220;Presenterò comunque a breve un&#8217;interrogazione urgente per meglio precisare le singolarità che caratterizzano il caso dragaggio. Si è creata – ha concluso Pastore &#8211; una situazione di disagio sociale che la città di Pescara non merita&#8221;. Non è stato ancora confermato, infine, l&#8217;incontro annunciato dal Governatore Chiodi e dal capogruppo comunale del Pdl, Lorenzo Sospiri, previsto per il prossimo 21 o 22 aprile, tra l&#8217;amministrazione comunale, il ministro alle infrastrutture e ai trasporti, Altero Matteoli, e il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli. Intanto domani avrà luogo il vertice convocato dal prefetto D&#8217;Antuono per fare il punto sul cantiere del porto canale e sullo svolgimento delle operazioni di dragaggio.</p>
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